31 marzo 2011 Pio BRACCO

L'impero di Bisanzio: un illustre sconosciuto.
Bisanzio, ovvero lo Stato imperiale romano che si perpetua per oltre mille anni sul Bosforo, ove gli stessi abitanti, ben lungi dal considerar sé stessi Greci, si definivano Romani, eredi dei Cesari e legittimi detentori dell'eredità politica ed istituzionale di Roma. Bisanzio, la città che Costantino il Grande inaugurò quale sua capitale l'11 maggio del 330, un lunedì; Costantinopoli, la Città d'Oro, la Regina delle Città, il ricettacolo d'ogni meraviglia, ammirata e temuta, capitale di quella che fu la Superpotenza del medioevo per 1123 anni e 18 giorni, fino a quel fatale martedì 29 maggio del 1453, quando Mehmet II pose fine ad una gloriosa storia politica. Un'avventura lunga più di 1000 anni, che è vista ancora - e non solo nell'immaginario collettivo - quale stanco e interminabile strascico d'una romanità decadente. Bisanzio, ovvero un millennio d'intrighi, di vacue dispute teologiche, d'oscura e stanca retorica. Un'avventura lunga e gloriosa, dunque, che vide la permanenza di una società urbanizzata anche in secoli bui, che vide una vitalità culturale impressionante, tanto brillante da resistere al crollo politico e da influenzare il nostro Rinascimento, che diede vita ad uno Stato sostanzialmente laico, sia pur dominato da un sovrano santo e scelto da Dio , e che godette di una burocrazia di rara efficienza e di una classe dirigente varia, colta ed operosa. Nel nome del rispetto e della conservazione di quell'ordine da Dio costituito che era l'ideale principe.

24 marzo 2011 Stefano PAPETTI

(L'EVENTO E' STATO MODIFICATO CAUSA FORZA MAGGIORE)
DALLE TERRE DI LOTTO ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALEA Cagli conferenza del Prof. Stefano Papetti in occasione delle giornate FAI di Primavera.
Su invito dell’UNILIT di Cagli, il Prof. Stefano Papetti, Presidente Regionale del Fondo Ambiente Italiano, terrà una conferenza introduttiva alla mostra su Lorenzo Lotto in corso a Roma alle Scuderie del Quirinale, alla quale la Regione Marche presta il maggior numero di opere. All'evento della mostra romana è abbinato il progetto Terre di Lotto: un itinerario che da marzo a dicembre si snoda nei luoghi in cui il pittore veneto ha vissuto e lavorato, ovvero in 24 località tra Ancona, Loreto, Recanati, Jesi, Urbino e altre. La Regione Marche deve molto all'opera di attento studioso delle arti locali del Prof. Papetti, cui va anche il merito di aver contribuito, in maniera determinante, alla salvaguardia ed alla valorizzazione di una parte considerevole del patrimonio artistico regionale.
La conferenza si svolgerà giovedì 24 marzo 2011 alle ore 16.00 nella Sala del Ridotto del Teatro Comunale di Cagli. Interverranno, ospiti degli iscritti all’UNILIT cagliese, anche i sostenitori del FAI della provincia di Pesaro-Urbino, accompagnati dal presidente provinciale Anna Maria Siccoli e dal responsabile locale del FAI, Alberto Mazzacchera. La cittadinanza è invitata.


Nella foto Il Prof. Stefano Papetti ed il Prof. Valentino Ambrosini
nel Salone degli Stemmi del Palazzo Pubblico, in occasione
di un precedente incontro con l’UNILIT di Cagli.

21 marzo 2011 Silvia SINIBALDI

Gli scrittori che non ti aspetti: piccolo viaggio tra gli autori della provincia pesarese conosciuti per le loro professioni e in verità scrittori per passione.
Cagli I poeti che hanno raccontato Cagli in tutte le sue forme: i profumi, il selciato, le persone che vi hanno vissuto e il vento che sempre accompagna questa città. Non poteva esserci giorno migliore del 21 marzo, primo giorno di primavera e giornata mondiale dedicata alla poesia, per raccontare questi poeti e leggere le loro opere letterarie. Ci ha pensato la giornalista Silvia Sinibaldi che, invitata dall'Unilit di Cagli e dal coordinatore Valentino Ambrosini, ha voluto dedicare la sua lezione alle poesie di Ninel Donini, Artemisia Bartolini e Gabriele Mastini. Tre scrittori molto diversi tra loro per formazione e professione, ma accumunati dallo stesso forte sentimento nei confronti della loro città natale. Scrittori per passione ormai noti a tanti cagliesi che non perdono occasione di sentire i loro versi, recitati ogni anno ad agosto durante la manifestazione Di Vento Poesia, o di vedere qualche commedia dialettale di Gabriele Mastini interpretata maestralmente dagli attori locali della compagnia teatrale La Pioletta che hanno registrato negli ultimi anni un caloroso successo di pubblico al Teatro Comunale. Silvia Sinibaldi ha saputo raccontare Cagli attraverso un'attenta selezione delle poesie dei tre artisti cagliesi e, tra il pubblico, non sono mancati momenti di pura commozione. E così si è passato dai versi che raccontano la via Crucis, a quelli del Palio dell'Oca, fino a quelli che descrivevano la processione del Cristo Morto. Un pomeriggio, quello di lunedì scorso, che ha saputo festeggiare nel migliore dei modi la giornata mondiale dedicata alla poesia.
Irene Ottaviani

18 marzo 2011 Rosetta BORCHIA e Olivia NESCI

MONTEFELTRO: Museo en plein air
Il Montefeltro è famoso per la varietà degli ambienti fisici, dovuti essenzialmente alla geodiversità, all’evoluzione geomorfologica e alle variazioni climatiche che si sono succedute nel più recente tempo geologico.
Questi scenari naturali di grande bellezza e fascino sono stati scelti come sfondo delle più grandi opere pittoriche del Rinascimento.
Il museo en plain air non solo rappresenta un nuovo orizzonte di conoscenza, ma un’insospettata risorsa culturale da condividere, trasmettere e promuovere con ricadute in ambito scientifico, sociale ed economico.

Il primo paesaggio celebre scoperto dalle due cacciatrici, risale all'ottobre del 2007. Si tratta dello sfondo alle spalle di Federico da Montefeltro nel Dittico di Piero della Francesca.
Per completare il Dittico, nel 2008 sono poi arrivati anche gli altri due paesaggi: quello che fa da sfondo a Battista Sforza e il paesaggio dei Trionfi.
L'esperienza acquisita con la scoperta dei tre paesaggi del Dittico ha offerto alle due cacciatrici la grande opportunità di continuare la caccia anche ad altre opere di altri autori.
La chiave di lettura, di interpretazione per altre esplorazioni e scoperte, ormai, è stata trovata.

Rosetta BorchiaDiplomata in pittura all'Accademia di Belle Arti di Urbino nel 1980 intraprende la sua carriera di pittrice iperrealista del paesaggio urbinate. Nel 1989 inizia una ricerca nel territorio della provincia di Pesaro e Urbino per il recupero di antiche rose dimenticate, alcune delle quali in pericolo di estinzione. Su questo tema organizza due convegni internazionali per fare il punto in Italia. Il progetto, ancora in itinere, ha visto il recupero di centinaia di rose messe a dimora in un grande giardino museo - Il giardino delle rose perdute - ubicato su una collina proprio di fronte a Urbino. Nel 2004 realizza, insieme al regista romano Marco Perrotta, un cortometraggio sulla sua storia di cacciatrice di rose, "Un nome per la rosa". Sempre insieme al Perrotta, l'anno successivo realizza un mediometraggio, "La notte del Concerto", la storia romanzata sulla chiusura del teatrino di Sant'Agata Feltria, uno dei più belli e piccoli teatri marchigiani. Nell' Ottobre 2007, mentre sta completando un video pubblicitario per una country house, scatta una foto molto panoramica sul paesaggio che le restituisce la collina che sta dietro Federico da Montefeltro nel dittico di Piero della Francesca. La scoperta ha un riscontro nazionale e viene accolta nelle pagine de La Repubblica.

Olivia NesciProfessore Associato di Geografia Fisica e Geomorfologia presso la Facoltà di Scienze e Tecnologie dell'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo", insegna Geografia Fisica e Geomorfologia Applicata.L'attività scientifica, testimoniata da oltre cento pubblicazioni nazionali ed internazionali e numerose presentazioni a convegno, si è principalmente svolta nei campi della Geomorfologia, Cartografia tematica e Geologia del Quaternario. I principali argomenti di ricerca sono la ricostruzione morfoevolutiva climatica e tettonica dei paesaggi fluviali e costieri dell'Appennino umbro-marchigiano e dell'area periadriatica; l'evoluzione delle aree montane e pedemontane; i geositi e il patrimonio geomorfologico delle Marche come approccio didattico e scientifico alla Geodiversità. Conduce da anni opera di divulgazione e conservazione dei beni geologici e geomorfologici della Regione Marche. Ha collaborato alla stesura delle Guide Geologiche Regionali a cura della Società Geologica Italiana, ha prodotto carte escursionistiche e percorsi didattici. Ha collaborato in un progetto multimediale sulla Valle del Fiume Metauro e del Fiume Cesano e ha curato la parte introduttiva di un volume di divulgazione geografico-culturale sulla Provincia di Pesaro e Urbino. Ha collaborato con la Soprintendenza Archeologica delle Marche e con gli Istituti di Archeologia delle Università di Urbino e di Bologna su progetti di archeologia compatibile relativamente ad aree del Montefeltro, delle valli del Metauro e del Cesano.Sempre nell'ambito della conservazione del patrimonio naturale si è fatta promotrice di Borse di Studio e Dottorati di ricerca sull'analisi del paesaggio fisico della Regione Marche. Nell'ottica della formazione didattica e scientifica dei giovani ha collaborato all'allestimento di un portale meteorologico provinciale, GeoMeteo, nato dalla collaborazione della Provincia di Pesaro e Urbino con l'Università degli Studi "Carlo Bo". E' co-Autore di due libri: "Il paesaggio marchigiano, esercizi di lettura" e "Il paesaggio invisibile, la scoperta dei veri paesaggi di Piero della Francesca".

14 MARZO 2011 Giannicola DE SANCTIS


Tecniche di recitazione a soggetto. Finzione e verità nella recitazione.

10 marzo 2011 Lenina DONINI

Cronache contemporanee.
Ho scelto d’istinto, in pochissimi secondi: tra le varie proposte tematiche elencate nell’invito ricevuto dall’UNILIT di Cagli, “le cronache contemporanee” mi e’ sembrata la più intrigante, la più libera e la più “pericolosa” (percezione successiva alla scelta) .
La più intrigante perché mi permetteva di :
1) analizzare una serie di intrecci, non sempre palesi, contenuti nel concetto di cronaca (particolarmente complessi nella società attuale).
2) tentare un breve excursus storico dei vari tipi di cronaca attraverso i secoli, le relative analogie e differenze.
La più libera perché non era prevista una “scaletta” precostituita.
La più “pericolosa” perché alto era il rischio di non pervenire alla necessaria sintesi, data l’ampiezza e la complessità della tematica da affrontare.
Il filo conduttore della mia relazione sarà scandito nei seguenti sottotitoli;
- Da Tacito a Facebook
- Dai cantastorie e dalle ciacole delle “comari” al gossip dei giornali e delle nuove tecnologie
- Il rapporto tra cronaca ed emozioni dei fruitori
- Cronaca intesa come racconto che confonde, spesso intenzionalmente, il ”personale” con l’ “a-personale”
- Il linguaggio della cronaca.

BibliografiaL’analisi del racconto - Autori vari - Bompiani Editore.
Frammenti di un discorso amoroso - Roland Barthes - Einaudi
I segreti del vaticano - Corrado Augias - Mondadori
Vari settimanali.
Quotidiani: La Repubblica, Il Resto del Carlino
Lenina Donini

7 marzo 2011 Dom. Salvatore FRIGERIO

Comunicazione come esperienza.
Linguaggio e comunicazione: nuove modalità
Noi tutti, più o meno avveduti nei confronti di quanto sta avvenendo nei nostri giorni, constatiamo di essere attori - o alle volte, troppe volte soltanto spettatori – di un esodo epocale quale l'intero pianeta Terra non ha mai vissuto prima d'oggi.
La decantata "accelerazione esistenziale" impressa dal secolo appena concluso, specialmente dalla "rivoluzione industriale" del primo novecento e poi dal processo produzione-consumo dopo la seconda guerra mondiale, ha mutato notevolmente i nostri ritmi esistenziali, i nostri rapporti con l' ambiente e le sue risorse, le interazioni sociali, le condizioni economiche, gli accordi internazionali, le relazioni religiose e interreligiose. L'accresciuto individualismo ha prodotto una dilagante indifferenza e conseguentemente una paura dell'altro che non è più considerato un interlocutore con cui dialogare ma un avversario da rimuovere, se non da abbattere. La "paura dell'altro" e soprattutto del "diverso" ha inquinato o addirittura interrotto ogni rapporto di ascolto e di condivisione. La comunicazione è stata posta in crisi e con essa le società e le culture. Scrive Marco Gallizioli: "Tutte le società e le culture elaborano delle modalità che rendono possibile rinsaldare i legami tra le persone che le compongono e che le promuovono. Ciascun gruppo organizzato, infatti, deve trovare al suo interno la forza simbolica necessaria per continuare a definirsi tale, pena il rapido sfaldarsi a causa di conflittualità più o meno accese ed evidenti". La crisi attuale, ponendo appunto in discussione le modalità culturali tradizionali, crea difficoltà nuove di rapporti, con conseguenti situazioni di conflittualità.
Protagonista emergente di dette difficoltà di comunicazione è il nuovo linguaggio, oggi divenuto primariamente strumento di informazione che diventa decisiva e performativa.
Anzitutto, grazie ai nuovi e sempre più sofisticati mezzi di comunicazione, si sperimenta la possibilità di una separazione tra mittente e destinatario: tra loro si pone una distanza geografica e antropologica che mette in rapporto i dialoganti da contesti vitali diversi. Ciò modifica il modo di pensare, di conoscere e di giudicare.
Se in passato la verità "orale" era garantita dalla trasmissione degli anziani, nutrita dallo loro storia ben localizzata, oggi il "media" opera su tutti indistintamente: informando ma non formando, abbattendo i criteri necessari per sottoporre a giudizio l'informazione. Di conseguenza il "valore" non sta più nel trasmettere il senso della vita.
Sappiamo dalla grande storia dell'umanità quale esodo epocale abbia prodotto l'invenzione della scrittura (ca.1200 a.C.) e quali conseguenze culturali abbia determinato. Oggi si parla di superamento della cultura della scrittura, grazie alla presenza telematica del computer e di internet. Ciò è sottoposto a considerazioni diverse: ritorno in parte all'oralità; una moltiplicazione delle prospettive; conoscenza di punti di vista diversi; illusione di agire, di muoversi senza muoversi; delirio di onnipotenza: senza muoversi si vede molto; mancanza di autolimite, dunque scomparsa del senso del limite quale regolatore fondamentale dell'esistere; conseguente difficoltà di accettare il reale.
Tutto ciò interroga e sollecita la nostra attenzione sottoponendo ad analisi i nostri principi di comunicazione. Essa è fondamentalmente il rapporto tra una cellula e il suo ambiente. L' organismo ha bisogno dell’ambiente che comporta anche possibilità negative da cui difendersi (acquisizione di criteri di giudizio). La nostra identità è determinata anche dall'ambiente che condividiamo: senza ambiente condiviso non c' è comunicabilità. Possiamo comunicare con l'altro (in senso ampio) secondo come ci muoviamo nello spazio e ne condividiamo le emozioni, scambiandole.
Ora come porre questo "scambio" nel tempo di internet? (M.Aime-A.Cossetta, Il dono al tempo di internet, Einaudi, Torino 2010).La simultaneità del dare e del ricevere e la compresenza dei soggetti coinvolti (persone e ambiente) non sono più caratteristiche essenziali, perche, grazie alla rete, persone che si trovano distanti nello spazio (e quindi nell ' ambiente) possono interagire in tempo reale, creando ugualmente relazioni significative. Osserva ancora Marco Gallizioli che esistono luoghi virtuali in cui molti individui, legati solo da un interesse comune, possono ritrovarsi per dialogare a distanza, creando così una sorta di comunità che si basa sullo scambio senza condividere la stessa territorialità.
Anche la mia esperienza del gruppo che chiamiamo "Vite condivise" permette di creare relazioni importanti, condivisioni di problematiche, scambi di suggerimenti e supporti che costituiscono di fatto una comunità di riferimento anche per chi non ne trova nel proprio territorio grazie alla crisi pastorale in atto nella Chiesa, il cui linguaggio è sempre meno percepibile soprattutto dai giovani.
Quindi, nelle sue molteplici forme, la rete favorisce "...la formazione spontanea di gruppi latenti di individui" (Ib., p.83), rendendo possibile il concretizzare il sempre più forte bisogno di comunità che caratterizza uomini e donne del nostro tempo.
Viviamo in contesti definiti "liquidi", vale adire in una contemporaneità incerta e indefinibile, conseguenza di un processo che ci ha resi sempre più soli e sempre più sganciati dai grandi catalizzatori di opinioni, quali le ideologie e le religioni. Perciò gli individui mostrano una sempre maggiore nostalgia per una forma ideale di comunità intesa come un gruppo di riferimento che contenga e sciolga le ansie personali.
Significativo è il detto fenomeno quasi generale nel mondo giovanile, sempre meno reso disponibile al dialogo nell'ambito familiare, e sempre meno attratto da atteggiamenti obsoleti della Chiesa il cui linguaggio appare incomprensibile se non è direttamente coinvolto e coinvolgente nella concretezza esistenziale, storica, progettuale proprio dell'età giovanile.
I giovani in particolare (ma non loro soltanto) aderiscono a questa/e comunità virtuale/i, immaginaria/e i cui contatti rimangono filtrati (non garantiti) dalla rete stessa, indubbiamente capace di moltiplicare simboli e di creare una sorta di identità nella quale i singoli membri si possono riconoscere. Certamente questi sono in buona parte consapevoli della differenza che intercorre tra una relazione faccia a faccia, occhi negli occhi, e una conoscenza su internet. Ciò nonostante possono nascere relazioni che incidono sulla vita di chi le sperimenta: ampio è il panorama, positivo e negativo.
Ciò che rende le relazioni virtuali ancora inferiori rispetto a quelle viso a viso è il fatto che mancano di tutta una serie di quei codici corporei a cui accennavo sopra, che spesso rendono la comunicazione tradizionale più forte emotivamente, con quel maggior valore di espressività che offrono i sensi, dallo sguardo al tatto, dall'olfatto alla vista, cioè la così dette "sensazioni di pelle" (M.Aime-A.Cossetta). Sappiamo quante informazioni possiamo ricevere da un contatto visivo, particolarmente per quanto riguarda la fiducia nell'interlocutore. Del resto il decidere se dare o meno fiducia è il risultato di una valutazione in cui giocano anche le sensazioni istintive.
Per questo le comunità virtuali sembrano essere destinate a permettere di intessere relazioni superficiali. Aime e Cossetta osservano che ogni persona vive a più livelli, perche "la nostra esistenza è fatta anche di una certa dose di superficialità", per cui anche i rapporti non profondi risultano positivi nella percezione di una buona qualità della vita.
Concludo con Marco Gallizioli il quale afferma che i legami costruiti attraverso la rete costruiscono comunità meno "dense" ma non per questo meno utili a formare un' etica di condivisione.
La mia attenzione si sofferma proprio su questo argomento e su come cogliere l' etica di un nuovo modo di comunicare, modo che ci apre a un rapporto antropologico, e di conseguenza filosofico, assolutamente nuovo di fronte al quale non possiamo puntare il dito accusatore, come spesso, se non sempre, avviene di fronte alle nuove provocazioni della storia.Nuova attenzione dobbiamo prestare soprattutto ai giovani che spesso pretendiamo di educare senza ascoltare. Ora dobbiamo ascoltarli per comprenderli nel loro nuovo linguaggio, per imparare da loro quei valori etici che vanno emergendo esattamente da quella "rete" che proprio in questi giorni sta creando nuovi spazi per progetti di dignità, di libertà, di condivisione. E' quanto mai significativo il fatto che proprio dai giovani stiano partendo, grazie alla comunicazione virtuale, questi movimenti intesi a contestare o addirittura a rovesciare metodi e sistemi di poteri e di culture non più condivisibili.
dom. Salvatore Frigerio *
* monaco camaldolese