11 maggio 2009 TERSICORE PAIONCINI

VISITA GUIDATA ALLA CHIESA SANTUARIO DI SANTA MARIA DELLE STELLE DI MONTE MARTELLO

Storia
Il luogo dov’è situato il “Santuario di Santa Maria delle Stelle” sembra una zona isolata, ma nel Medioevo era frequentata perché metteva in comunicazione, con un crucivia di strade, la parte della valle del Cesano (verso Pergola, Fonte Avellana, Sassoferrato) con la valle del Candigliano, cioè la via Flaminia.
Erano strade per viandanti e per pellegrini e, come era in uso, venivano erette cappelle o maestadelle o edicole a protezione, rivolgendosi alla Madonna.
Nasce così nel 1300 il nucleo della prima chiesa che in questo periodo verrà sapientemente affrescata da un famoso pittore trecentesco, forse locale, anonimo, ma poi conosciuto sotto il nome di “Maestro di Monte Martello”. Lì i pellegrini o i viandanti sostavano e pregavano. Dell’origine di tale devozione che andava sempre più crescendo, lo storico Iacopini del XVI sec. trae notizia da un antico libro dove vi era scritto che il 22 luglio 1494 e più volte a persone diverse, la Madonna era mirabilmente e miracolosamente apparsa in quel luogo coperta dal suo manto trapuntato di stelle e si era vista camminare e prendere per mano i pellegrini ed accompagnarli lungo la strada.
Il Comune di Cagli, in considerazione di questo fervore di devozione che si era protratto per anni, volle edificare, nel 1495, a sue spese e in suolo lateranense, l’ampia chiesa, ovvero un Santuario mariano con il nome di Santa Maria delle Stelle: questa congloberà la piccola “celletta”.
Indi nel 1500, sempre il Comune, annessa alla chiesa fa costruire le case (un hospitale) per l’alloggio dei pellegrini che affluivano da tutte le parti e bassi portici in pietra, oltre la strada, che vennero utilizzati dai mercanti ad uso di botteghe.
Il Pontefice Alessandro VI concesse indulgenze ai fedeli e questi lasciavano al Santuario l’elemosina o delle offerte votive.
Nel trascorrere del tempo, nel 1854 veniva stipulato un atto di concessione in enfiteusi a favore del Seminario Diocesano di Cagli comprendente chiesa ed edificio dei pellegrini.
La chiesa seguitò fino ai primi decenni del 1900 ad essere meta di devozione al Santuario mariano con l’esposizione degli ex voto e con una festa che si teneva l’8 settembre di ogni anno e le “fiere” che duravano cinque giorni. L’edificio divenne sede della Scuola Elementare locale e sede di villeggiatura d’estate per i seminaristi. Nel 1998 è stata interrotta l’enfiteusi al Seminario. I beni, tuttora di proprietà comunale, sono in corso di ristrutturazione, in attesa di una nuova destinazione.

Stile e attribuzioneLa chiesa è un inalterato esempio di architettura rinascimentale (con alcune tardive espressioni gotiche quali le monofore trilobate).
Questo monumentario Santuario cagliese, seppure privo di un più alto campanile e della ampia cupola lastricata in piombo e demolita nel 1712, ha quali elementi di maggiore pregio la notevole architettura composta da candidi paramenti murari in pietra corniola, finemente lavorati, che si stagliano cromaticamente contro i prati e i boschi circostanti.
Per la ragguardevole imponenza architettonica fino a poco tempo fa si pensava ad un disegno (o a una rielaborazione) dell’architetto senese Francesco di Giorgio Martini che in quel tempo lavorava alla Rocca di Cagli, ma ora si sono fatte nuove ipotesi.
Internamente la chiesa ha una pianta a croce greca (un po’ allungata verticalmente) e sembra, per il suo stile, di precoce derivazione dal modello che Giuliano Sangallo utilizza a Prato nel 1485 per la chiesa di Santa Maria delle Carceri e che costituisce in tal senso la prima esperienza rinascimentale.
Il tema della croce greca è in quegli anni particolarmente vivace poiché è la pianta centrale proposta dal Bramante ed è la manifesta espressione della perfezione e della classicità.
Sangallo è ritenuto il prototipo della architettura religiosa rinascimentale, in quanto l’edificio religioso è il simbolo dell’armonia e della perfezione divina.

Descrizione della chiesa all’esterno
- Osservazione dei conci di pietra a filari regolari bianchi e rosati dei paramenti murari.
- Finestre monofore trilobate.
- Decorazioni a dentelli nel sottotetto che denotano molta raffinatezza ed eleganza.
- Il loggiato rimosso poco tempo fa perché cadente.
- Il portale semplice di materiale fittile è centinato.
- Un tempo la chiesa si presentava ancora più importante per il suo slanciato campanile e un’alta cupola lastricata in piombo.
- Case per i pellegrini.
- Portici ribassati (ora scialbati) in pietra, al di là della strada

Descrizione interna della chiesa- Pianta a croce greca.
- Volta a botte o volta reale.
- Grande arco reale e archi di volta.
- Spazio della crociera leggermente più basso.

Altari laterali
- 7 altari cinquecenteschi (compresi i chiusi e riaperti)
- Tante pitture di santi. Perché ?
- È sempre presente la Madonna: mediatrice tra Dio e gli uomini.
- Vergine soccorritrice o protettrice (manto)

Intenti devozionali e votivi dei dipinti da parte dei donatori:
- per protezione scongiurare una malattia o un pericolo
- per grazia ricevuta (ex voto per vittorie in guerra o scampo da epidemie)

I dipinti sono anche
- espressione e parte integrante della mentalità popolare di queste parti
- segnano la storia e la religiosità devozionale
- segnano una certa dignità culturale

1° ALTARE A DESTRA DELL’ENTRATA:
“Altare del Crocifisso” con S.Maria del soccorso (in mandorla, con randello)
2° ALTARE A DESTRA DELL’ENTRATA:
Madonna in trono che allatta o Madonna dell’umiltà


1° ALTARE A SINISTRA DELL’ENTRATA:
Madonna con Bambino e angeli in cielo
2° ALTARE A SINISTRA DELL'ENTRATA:
… un bambino…ancora poco decifrabile





ALTARE A SINISTRA DELLA CROCIERA:
(a destra della celletta) detto “Altare del Crocifisso”

ALTARE A DESTRA DELLA CROCIERA:
(di elevata qualità, forse è il più antico:
tra il 1400 e il 1500)



LA MAESTA’ O CELLETTA



Esterno: architrave lapideo con bassorilievi di decorazioni rinascimentali e profani quali, secondo la cultura del tempo: - fuoco acceso = fede
- genietti alati con torce = angeli
- draghi con scudi = demonio o il male
- riferimenti a fatture feltresche
- stemma: centauri che sorreggono lo stemma dei Montefeltro
- raffinata esecuzione (come quella del palazzo ducale di Urbino)
- accenni di antiche decorazioni ai lati dell’entrata, sotto le lesene lignee.

Interno: Madonna con Bambino in trono (Madonna delle stelle)

Manto azzurro stellato = manto del cielo che protegge viandanti e pellegrini.
In alto Cristo benedicente
Schiere di angeli lorenzettiani

Santi ai lati delle pareti:

a sinistra Santa Caterina di Alessandria
San Giovanni evangelista
San Michele Arcangelo
San Giovanni Battista


a destra San Biagio
San Pietro
San Benedetto (o altro monaco)
Sant’Orsola (con la freccia del martirio)


ATTRIBUZIONE CERTAMaestro di Monte Martello (2^ metà del 1300)
Dice il Donnini “La sua voce si leva altissima fra quanti animarono la pittura regionale del Trecento”.
Citazioni notevoli nel catalogo della pittura dell’epoca e nei libri di storia dell’arte (vedi Pietro Zampetti).
Pittore anonimo, ma conosciuto.
Altre sue pitture in Cagli nelle chiese di San Francesco, San Domenico e Santa Maria della Misericordia.

1° critico, Giampiero Donnini:
“Richiami ai modelli iconografici di Palmerucci e Mello da Gubbio”
“Riesce a spaziare richiamando il linguaggio divulgato dal Maestro di Campodonico”
Infatti egli prosegue
“Le figure sono ritratte…con solida e severa eleganza…paiono aggressive e selvatiche…toccano le punte di insolito vigore plastico e psicologico”
inoltre si intravede “uno scambio dialettico tra il triangolo geografico Gubbio (Palmierucci e Mello), Fabriano (Maestro di Campodonico e Allegretto Nuzi) e Cagli (Maestro di Monte Martello)”
Da questi emerge “un focolaio di cultura appenninica”.

2° critico, Pietro Zampetti:
“E’ una pittura composita, di mediazione tra l’assisiate e la riminese, ambedue di scuola grottesca, ma con precise caratteristiche (drammaticità e particolarietà)”

3° critico, Alessandro Marchi:
“Potrebbe essere il proseguo (il seguace) e anche il figlio (Mattiolo) di Mello da Gubbio, attivo qui a Cagli con una propria bottega.”
“Rilevante l’influenza di Mello nell’iconografia delle figure che però qui sono stravolte, quasi in senso caricaturale, allampanate ed arcigne e nella schiera di angeli con espressione senese, cioè lorenzettiana”
Inoltre “influenza del Maestro di Campodonico con le figure ritratte con solida e severa eleganza” e “influenza di scuola riminese giottesca (Maestro di Verucchio)”.


CONCLUSIONEUna veduta bella del Santuario si ha dal luogo dove, in età antica, sorgeva il castello che dominava la vallata del Candigliano e controllava la Flaminia.
Dal Castello di Monte Martello ha preso nome il luogo.


Bibliografia
G.Buroni – “La diocesi di Cagli” - Urbania 1943
A.Mazzacchera – “Cagli. Comune e castelli” in “Cartia e Nerone” – Pesaro 1990
A.Mazzacchera – “Il forestiere in Cagli” – Urbania 1997
G.Palazzini – “Pievi e parrocchie del cagliese” – Roma 1968
Autori vari, a cura di F.Marcelli – “Il Maestro di Campodonico. Rapporti artistici fra Umbria e Marche nel Trecento” – Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana 1998

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Memoria degna di fede ritrovata nella Segreteria del Palazzo Comunale di Cagli certifica, che nell'anno 1494 ai 22 di Luglio la B. Vergine detta delle Stelle, la quale allora si venerava in una Maestà presso Monte Marte1lo fosse veduta passeggiare per una strada di detto luogo, e prendere per mano più persone.
Sulle tracce di tal memoria furono composte in lode di detta Vergine dal Sacerdote Albertino Valentini Cappellano di S. Maria delle Stelle onde vieppiù accrescere nei Fedeli la devozione verso così gran Signora. Dette strofe Furono poi nel 1859 variate ed aggiunte ad onor di Maria dal Canonico Don Luigi Rossi Rettore del Ven. Seminario di Cagli ed oggi messe a stampa per cura di Don Giuseppe Pazzaglia Parroco di Pigno. (Tipografia Balloni, Cagli 1894)






STROFE
Di Monte Martello
Non so per qual via
Venirne Maria
Veduta fu un dì.

Ed uomini e donne
Devote, a Lei care
Per mano pigliare
Parlando così:

Se voi sempre fidi
Onor mi farete,
Difesa v'avrete
Da questo mio vel.

E il velo mostrava
Di stelle fregiato,
Quel velo adorato
Che porta su in Ciel.

A vista sì bella,
Parole sì care,
A tutti già pare
Non esser più qui.

Sì d'esser già sembra
Nel gaudio del cielo;
Ma. chiusa nel velo
Già quella sparì.

Stan muti, e su fisi
Con l'occhio dolente,
Poiché più presente
La madre non han;

E l'occhio d'intorno .
Poi girano, e oh!come
Lei chiamano a nome,
Lei chiamano invan.

Allor si fan tutti
dov'Ella si adora,
E giurano ognora
A lei fedeltà.

Ciascuno alla Madre
Dia dunque l’onore,
Lei preghi di cuore,
E salvo sarà.

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