La resilienza: piegarsi ma non spezzarsi.

 di Edoardo Virgili




LA RESILIENZA

Da alcuni anni sentiamo ed usiamo il termine “resilienza”, un termine che va di moda, ci sono tanti termini che vanno di moda: elaborare, narrazione, contaminazione, vulnus, autostima, sinergia. Spesso usati impropriamente. Il termine resilenza viene usato in vari contesti: fisica (origine), psicologia, sociologia, economia, ecc. Spesso, però viene usato impropriamente, come sinonimo di resistenza. Le resistenza non coincide con la resilienza.

Resistenza = sopportare la difficoltà, senza adattarsi (Mandela, Pertini: hanno sopportato la prigionia, non si potevano adattare alla dittaura)

Resilienza = superare la difficoltà, adattarsi e proseguire (Bebe Vio, senza gambe e braccia, non si è abbattuta, ha fatto sport è divenatata un’atleta vincitrice di medaglie alle olimpiadi)

Tre immagini di resilenza:

Un albero che si piega al vento ma non si spezza.

Un albero che resiste in condizioni estreme.

Un termine: im/possible

Nella poesia “ La ginestra” di Leopardi, la fragile ginestra è il simbolo delle resilienza umana agli eventi avversi, inevitabili come la colata di lava “dello sterimantor Vesevo”.

La ginestra si piega alla lava, non cerca di resistere perchè sa che è inutile, ma poi è la prima pianta a rinascere e rifiorire, la ginestra è flessibile si piega al vento. Un attributo della resilienza è la flessibilità.

La quercia è il simbolo della resitenza, della forza, vuole resistere alla tempesta e alla distruzione, non accetta gli eventi avversi, li vuole dominare anche se è impossibile, non si piega cerca di resistere al vento, fino a spezzarsi e essere sdradicata.

 

Un albero che vive nel deserto: indica capecità di adattamento a condizioni estreme. Quindi un attributo della resilenza e la capacità di adttarsialle condizioni avverse.

La parola im/possible: un altro attributo delle resilienza è il non arrendersi, l’impegno nel raggiugere i nostri obiettivi: niente è impossibile. A questo proposito ho spesso citato ai miei alunni questa frase Samuel Beckett:

“Prova,  prova ancora, fallisci, fallisci meglio.”

 

Origine del nome

L’origine del termine “resilienza” è legata al verbo latino “resilire” composto dal prefisso “re” seguito dal verbo “silire” che vuol dire saltare, re-silire: saltare indietro”.Il termine latino “resiliens” inizia a presentarsi nella letteratura scientifica redatta in latino fin dal 1600,quindi il significato generale era  “rimbalzare indietro”.per indicare sia il rimbalzare di un oggetto, sia alcune caratteristiche interne legate all’elasticità dei corpi fisici, come quella di assorbire l’energia di un urto contraendosi.

 

Questo termine è nato nell’ambito della fisica dei materiali per definire: “la capacità di un materiale di assorbire un urto, deformandosi, senza rompersi“. Una volta ai lati delle strade c’erano i muretti di pietra, erano rigidi, se li urtavi forte con l’auto o l’auto si accartociva o si rompevano. Adesso ci sono i guadryle, se un’auto gli urta sono flessibili, assorbono l’urto si deformano è respingono l’auto.

 

Resilienza in altri contesti

Il termine Resilienza viene utilizzato anche in ambito psicologico:

 

La resilienza è la capacità degli individui di far fronte allo stress e alle avversità, di adattarsi,  di riorganizzare positivamente la propria vita, a seguito di un evento critico negativo(di tipo personale: morte di un familiare, grave malattia propria o di un familiare, perdita del lavoro, fallimento economico, fine di una importante relazione sentimentale; oppure gravi eventi esterni: guerre, terremoti, alluvioni, migrazioni, crisi economiche, pandemie,


Resilienza sociale:

la capacità di organizzazioni, di comunità di adattarsi, tollerare, assorbire, far fronte e aggiustarsi rispetto al cambiamento e a minacce di vario tipo. Ruanda(post genocidio 1994. Hutu e Tutsi: 800.0000 di morti): processi di comunità di riconciliazione, Gacaca (prato), ricostruzione di una identità nazionale, riduzione del conflitto interno, ha avuti una grosso sviluppo, è il paese ce accoglie più profughi (1.800.000), Sudan e Congo.

.   Alcune zone italia centrale dopo il terremoto del 2016: Amatrice e frazioni: reagito allo spopolamento totale, tenutoviva la comunità anche senza gli edifici edifici: mantenendo le tradizioni, le attività, Resilienza in ecologia e biologia:

è la capacità di un organismo, sistema ecologico, di un ambiente di autoripararsi dopo un danno dopo essere stato sottoposto a una perturbazione che l'ha allontanata da quello stato (esempio: macchia mediterranea, caratterizzati da forte variabilità di molti fattori ambientali: caldo-freddo; pioggia-siccità; incendi, alluvioni, ecc; ha sviluppato una forte resilienza riesce a ricolonizzare velocemente le aree distrutte o fortemente degradate da questo tipo di eventi)

 

Resilienza economica, finanziaria.

La capacità di una nazione, di una azienda, di una attvità commerciale a fare   fronte a crisi economiche, di adattarsi e di superale. Recentemente:  a causa della pandemia con forte contrazione del mercato. Forte aumento dei prezzi dei materiali (prodotti energetici, agrolimentari, materiali e metalli). In seguito a questa una crisi, nel biennio 2021-22 sono state chiuse 50.000 attvità commeciali. Solo le aziende e attvità commerciali più sane, quelle che hanno saputo adattarsi sono sopravvissute, c’è stata un avera e propria  selezione naturale.Il meccanismo di evoluzione per selezione naturale, scoperto da Darwin, è per me la più grande scoperta scientifica di tutti i tempi. Le specie che sopravvivono sono le più resilenti, quelle che si adattano meglio ai cambiamneti delle condizioni di vita.

 

PNNR: Piano nazionale di Ripresa e Resilienza

Il termine resilienza è entrato profondamente anche nella politica europea, infatti il famoso PNRR che viene nominato da tutti i media, è una sigla che sta per Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Abbiamo attraversato un periodo difficile c’è stata la pandemia (lockdown, crisi economica, aumento dei prezzi), siamo in piena fase di cambiamenti climatici (riscaldamento del clima, eventi estremi siccità, alluvioni), cambiamenti geopolitici (guerre, migrazioni).

Questo piano ha stanziato fondi europei per finanziare interventi per la transizione verso un’economia più sostenibile(green), meglio preparata a gestire crisi climatiche, economiche e sanitarie. Cioè per migliorare la resilienza delle nazioni, la capacità di affrontare i cambiamenti: climatici, economici, sanitari, sociali.

 

Resilienza psicologica

Ad utilizzare per la prima volta il concetto di resilienza in psicologia fu la psicologa americana Emmy Werner (1982)ha svoltouna ricerca longitudinale su bambini delle isole Hawaynon scolarizzati, senza famiglia e abbandonati alla violenza e alle malattie.  La Wernerha visto che a 30 anni il 30% di loro era riuscito a mettere su una famiglia, lavorava, era alfabetizzato. Quindi 1/3 di quesi bambini nonostante le grandi avversità  era riusciti ad adattarsi, ad evolversi in modo positivo.

Boris Cyrulnik, nato nel 1937 in Francia. Neuropsichiatra.  Di origine ebrea, scampato bambino alla deportazione. Ha approfondito questo concetto di resilenza, ha scritto un libro famoso: Il dolore meraviglioso, basato uno studio longitudinale di bambini sottoposti a traumi violentissimi: rinchiusi negli orfanotrofi lager della Romania comunista, dai piccoli mutilati in guerra, bambini vittime di abusi sessuali.  Anche questo studio ha rilevato che alcuni bambini hanno  una capacità di resilienza ai traumi e riescono da soli a reagire a sviluppare una personalità sana, ad avere una vita normale. Alcuni di questi bambini sono stati molto resilienti, ma la maggior parte di questi bambini sono diventati a adulti con un elevato disagio psicologico che hanno avuto per tutto la vita, formando spesso famiglie disagiate.

 

FATTORI CHE FAVORISCONO LA RESILIENZA

Fattori familiari

Sostegno affettivo (famiglie conflittuali violente con scarso sostegno affettivo)

Famiglie attente con buone capacità genitoriali (famiglie non curanti)

Rispetto di regole stabilite (anarchia)

Risposte chiare per i comportamenti problematici (risposte incoerenti, assenti, violente)

Sostegno della famiglia allargata (isolamento)

Fattori protettivi sociali

Ambiente sociale positivo: ambiente integro, con esempi postivi, con iniziative culturali: biblioteche, musica, teatro, danza;  sociali: oratorio, scout, associazioni sportive. (ambiente sociale deprivato, diseducativo, povertà, sovrappopolazione, migrazione)

Fattori genetici e neurobiologci

La resilienzaha anche una base genetica e quindi biologica che è legata ad un un iseme di molto geni che si stanno studiando. Ad esempio delcromosoma 17,c’è un gene che regola il trasporto della serotonina, nel cromosoma 11, un gene che modula la neuroplasticità e la sopravvivenza dei neuroni; il cromosoma 6,che regola l’equlibrio dell’ asse HPA ( Ioptalamo, Ipofisi, Surrenali), cromosoma 22, il cromosoma 3.

La resilenza emerge dall’interazione dall’interazione continua: tra l’ambiete familiare e sociale in cui viviamo e il nostro sistema nervoso: connessioni dei circuiti cerebrali, equlibrio dei neurotrasmettitori, equlibrio degli ormoni.

Un assetto genetico negativo per la resileinza può essere mitigato da un ambiente positivo,per cui due soggetti con stessa predisposizione genetica negativa, possono avere una minore o maggiore resilienza se hanno o meno fattori ambientali protettivi: famiglia curante o meno, traumi infantili, ambiente sociale negativo: violento, basso livello di sostegno, ecc.


A livello dei network (aree) cerebrali, un ruolo centrale è svolto dalla corteccia prefrontale (PFC), in particolare la PFC dorsolaterale e ventromediale, che esercitano un controllo top-down sull’amigdala, modulando la risposta emotiva e facilitando strategie cognitive di ristrutturazione. Una connettività funzionale più forte tra PFC e amigdala è uno deifattoripiù consistenti della resilienza.

Al contrario, una iper-reattività dell’amigdala è tipica della vulnerabilità; individui resilienti mostrano una risposta amigdaloidea più regolata e un più rapido ritorno ai livelli basali.

Sul piano dei neurotrasmettitori, i sistemi serotoninergico, dopaminergico e noradrenergico giocano ruoli complementari: serotonina per la stabilità emotiva per il tono dell’umore,la modulazione dello stress; dopamina per la motivazione, il reward e la capacità di mantenere comportamenti orientati agli obiettivi anche in condizioni avverse; noradrenalina per la flessibilità attentiva e la gestione dell’arousal. Una regolazione equilibrata di questi sistemi



Nel dominio ormonale, la resilienza dipende da una regolazione efficiente dell’asse HPA: individui resilienti mostrano una risposta del cortisolopiù rapida ma anche un altrettanto rapido spegnimento, evitando effetti neurotossici da cortisolo prolungato. Nella risposta alla situazione stressante il cortisolo ha una azione positiva, adattiva: energia, concentrazione. Fornisce energia perchè aumenta il glucosio nel sangue, potenzia l’attenzione e la concentrazione, tiene alto il ritmo cardiaco, la respirazione, la pressione del sangue in sinergia con l’adrenalina.

Azione tossica del cortisolo nello stress cronico

Ansia e irritabilità, Disturbi del sonno

Difficoltà di concentrazione e memoria

Rischio maggiore di depressione e burnout

Aumento pressione e maggiore rischio cardiovascolare nel lungo periodo

Aumento della glicemia. Abbassamento delle difese immunitarie

Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD)

E’una condizione psicopatologica che può svilupparsi dopo un evento traumatico reale o percepito come tale, in cui la persona ha sperimentato:

Gravi distruzioni: terremoti, alluvioni, guerre.

Gravi perdite: persone care

Gravi violenze: aggressioni, stupri.

Il cervelloresta “bloccato in modalità sopravvivenza”, come se il pericolo fosse ancora presente.

Amigdala iperattiva-Corteccia profrontale ipoattiva

il sistema simpatico è iperattivo

il parasimpatico non riesce a “spegnere l’allarme”

Sintomi: scatti di paura, insonnia, stanchezza, ansia continua, depressione.

Alti livello di adrenalina, disregolazione del cortisolo.

Nella interazione tra fattori ambientali (ambiente famigliare esociale) e fattori biologici, emergono le caratteristiche della persona resilente,

1) Equilibrio mentale, capacità di regolare le emozioni.

2) Buona autostima.

3) Buona autonomia.

4) Resistenza alla frustrazione.

4) Relazioni interpersonali positive.

5) Autoefficacia: capacità di risolvere i problemi.

6) Ottimismo e umorismo.

Sintesi delle ricerche

Abbiamo visto quali sono i fattori che predispongono ad avere una buona resilienza, abbiamo visto che anche bambini con infanzie traumatiche hanno sviluppato una buona resileinza. Ora voglio fare qual che annotazione sugli stili educativi: abbiamo visto che tra le qualità della persona resiliente ci sono due aspetti fondamentali: buona autonomia, resistenza alle frustrazioni.

La autonomia è fondamentale:  significa non dipendere troppo dagli altri, sapersi difendere da solo, sapersi adattare. Bambini iperprotetti,ai quali si sta troppo sopra, si ha sempre paura che si facciano male, non gli si dà gradualmente la giusta autonomia, non sviluppano la capacità di affrontare da soli le difficoltà delle vita. Quanto più dipendi da un altro sia affettivamente sia nelle cose della vita di tutti i giorni, tanto più avrai difficoltà a farne a meno, questo vale anche per gli adulti. Eviatere le situazioni simbiotiche, invischiate.

Resistenza alle frustrazioni: significa sapere reagire alle difficoltà delle vita, agli insuccessi, non arrendersi. Bambini viziati,ai quali si dà tutto, ai quali si risolvono tutti i problemi, ai quali si dà sempre ragione, si dice sempre sì,  la colpa è sempre degli altri (amici, professori, ecc.), diventano spesso adulti difficoltosi: hanno difficoltà ad affronatre i probemi della vita, aspettano che siano gli altri a risolvere i problemi, le regole valgono per gli altri ma non per sè, non reggono i fallimenti, spesso fanno ricorso anche ad aiuti artificiali: come alcool, droghe.

Quindi i bambini che hanno affrontato delle diffcoltà nella vita,anche in familie povere, che si sono dovuti dare da fare, che hanno avuto anche lutti gravi (morte di un genitore), ma hanno avuto persone che gli hanno comunque dato affetto (genitore rimasto, nonni, partenti, amici, docenti), li hanno aiutati ad elaborare e superare il dolore. Sono stati esposti a delle esperienze avverse precoci, hanno superato tali difficoltà, hanno resistito allo stress , alle frustrazioni. Questi bambini diventano adulti più maturi, responsabili.

 

Teoria dei Big Five

I Big Five sono un modello della personalità che descrive le differenze individuali lungo cinque grandi dimensioni relativamente stabili nel tempo e osservabili in culture diverse:

1.Apertura all’esperienza (Openness)

2.Coscienziosità (Conscientiousness)

3.Estroversione (Extraversion)

4. Amicalità / Gradevolezza (Agreeableness)

5. Nevroticismo (Neuroticism)


Origine del modello

1. Analisi lessicale: L’ipotesi di base è che le differenze di personalità più importanti siano codificate nel linguaggio naturale.

I ricercatori analizzatomigliaia di aggettivi usati per descrivere le persone (ansioso, nevrotico, agitato, calmo, compassato, socievole, scontroso, aperto, conservatore, cosciezioso, organizzato, disortidanto, affidabile, infaffidabile, ecc. ) e osservarono che molti descrivevano tratti simili.Questo lavoro è stato fatto in molte lingue e culture diverse. Da questo lavoro sono stati estratti 16 tratti di personalità.

2.Analisi fattorialePoi è stata effettuata un anlisi statistica  consiste nel trovare dei fattori (nuovi tratti) sottostanti ai 16 trovati. Questa analisi ha ridotto i 16 tratti di personalità a 5 tratti, comuni a tutte le culture.

Sono stati confermati da ricercee fatte con questionari e colloqui e sono stati costruite test per vautarli.

 

1.Apertura all’esperienza: curioso, creativo, aperto a nuove idee, intresse per le novità, per i viaggi, intresse per l’arte, flessibilità cognitiva e pensiero divergente

 

2.Coscienziosità: Responsabile, affidabile, perseverante,

organizzato, ordinato, autocontrolloe rispetto delle regole.

3.Estroversione: socievole, attivo, entusiasta, leader, ottimista.

4. Amicalità / Gradevolezza: empatico, altruista, collaborativo, non conflittuale.

5. Nevroticismo:Ansia, insicurezza, ruminazione, sbalzi d’umore, altareattività emotiva

Secondo voi quali di queste 5 caratteristiche di personalità sono più












LA CASITA DELLA RESILIENZA

FATTORI DIRESILIENZA

1.Il TERRENO che con solidità deve reggere la casa. Esso rappresenta la nostracapacità di aver cura di noistessi, del nostro corpo, dei nostri bisogni di base.

2.Le FONDAMENTAche danno stabilità alla casa. Esse rappresentano ivalori fondamentali in cui crediamo, ciò che è per noinonnegoziabile, imprescindibile per sentirci bene con noi stessi. Possono essere: famiglia, onsestà, correttezza, amicizia, solidartietà, ma anche bellezza, successo, potere, denaro.

 

3.Il GIARDINOche circonda la casa e che la connette con l’esterno. Esso rappresenta i nostriincontriimportanti, le nostrerelazioniinterpersonali che contano.

4. Il SALONE AL PIANO TERRAche è il cuore della casa. Esso rappresentale nostre motivazioni, ilsensoche diamo alle cose che facciamo, il perché del modo in cui viviamo.

5. Le STANZE DEL PRIMO PIANOche possiamo adibire a tante cose e arredare in tanti modi. Esse rappresentano le nostrecompetenze, le nostre attitudini, le cpacità, le cose che riusciamo a fare bene che ci piace fare

6. Il SOTTOTETTO, il luogo dove un tempo, nelle case contadine, veniva conservato il fieno che sarebbe stato utilizzato durante l’inverno successivo. Nella nostraCasitadella resilienza, esso rappresenta illuogo rivolto al futuro, dove riporre i sogni e le aspettative di ciò che vorremmo fare un domani.





COMPILARE LA PROPRIA CASITA DELLA RESILIENZA

Com’è il terreno dove sorge la tua Casita? Scrivi nello spazio riservato al terreno le cose positive che fai per far star bene il tuo corpo.Ti occupi del tuo benessere fisico? Fai regolarmente esercizio?Ti alimenti in maniera sana? Dormi il giusto numero di ore?

Come sono le fondamenta della tua Casita? Scrivi nello spazio destinato alle fondamenta i tuoi valori basilari.

Che cosa è per te fondamentale?

Quali principi, valori guidano le tue scelte e i tuoi comportamenti?

Com’è ilgiardinodella tuaCasita?Indica nello spazio che rappresenta il giardino le relazioni che in questo momento sono veramente significative per te.Chi ti fa stare realmente bene?

Che cosa c’è nel tuosaloneal piano terreno?Qui scrivi ciò che dà senso a ciò che stai facendo in questo momento della tua vita.Che cosa dà significato alla tua vita ora?Cosa ti sprona?Quali sono i tuoi obbiettivi attuali?

Che cosa c’è nelle tuestanzedel primo piano?Riempi i rettangoli blu che le delimitano tutte ciò che ti caratterizza nell’agire.Quali sono le tue abilità?Quali le tue propensioni?In quali ambiti, situazioni manifesti meglio le tue capacità?

E infine, eccoci al tuosottotetto.Scrivi tutti i tuoi progetti nel tuo solaio!Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?Quali i desideri che non hai ancora realizzato?Che esperienze vorresti fare appena se ne presentasse l’occasione?

Abbiamo applicato questo modello con raggazzi preadolescenti, per vedere quali erano i loro velori, i lro sogni, come era organizzata la loro casa in costruzione, Ma questo modello è applicabile anche agli anziani, a noi. La nostra casita è una casa  già completa ma da ristutturare, antica, preziosa, piena di memorie, di ricordi, ma anche di affetti, curiosità, aspettaive, sogni. Voi, qui siete tutti resilenti, il fatto di partecipare a queste lezioni significa che siete curiosi, che vi piace socializzare.  Il terrenoè il corpo: bisogna prendersene cura, tutti, i giovani ma soprattutto gli anziani. Poi il terren0: sono i valori, bisogna  sempre battersi per i propri valori, fare sentire la nostra voce se non si è d’accordo, informarsi sulla situazione del Paese, non chiamrsi fuori, parlare della nostra vita.  Il giardino: sono le relazioni, è importante avere delle relazioni, più una persona ha un rete di affeti più sta bene, non bisogna vergognarsi di chidre aiuto se necessario, voi l’avete dato.  Se poi passiamo al primo piano: tutti abbiamo delle competenze è importante metterle a disposizione degli altri: so cucinare bene, cucino per i miei nipoti, per gli amici,  so cucire bene o dipingere bene mi diverto a farlo e lo insegno agli altri, posso anche impegnarmi in nuove attività, come imparare a usare il computer, lo smartphone. Infine la soffita, i nostri sogni: non possono essere i sogni grandiosi a lungo termine di un ragazzo, ma è importante averli, vi faccio un esempio: fare una gita con gli amici, ristabilirsi bene dopo una malattia, passare un vacanza tranquilla con i familiari, andare al bar con gli amici a bere un caffè e fare una chiachierata, la vita è fatta di queste cose, usare bene il tempo libero.


Resilienza a motivazione

Questo aspetto è fondamentale, abbiamo vistto quali sono gli aspetti biologici, familiari, sociali che influiscono sulle capacità di resilenza, aspetti evidenziati da una vasta letteratura scientifica. Ma un altro aspetto importante che ci permette di reagire alle difficoltà che la vita ci propone è la nostra Motivazione. La forza delle nostre motivazioni di vita. Una frase di Nietzsche racchiude alla perfezione questo concetto:

“Chi trova un perché nel vivere, può sopportare qualsiasi come


La sua esperienza neicampi fu terribile. Il padre, la madre e la moglie morirono nei campi. Lui sopravvisse per ben 3 anni, Primo Levi per 1 anno.

“Uno psicologo nei lager”. Il suo libro, molto noto.

Proprio durante questa esperienza, nasce la sua intuizione ritenuta più significativa: l'importanza della "ricerca di senso" nella propria vita,che definisce autotrascendenza.

I prigionieri non avevano più niente: il benessere fisico (cibo, igiene, vestiti, sicurezza); i parenti, la famiglia e gli amici; il potere e  la stima (essere un dirigente, un direttore di banca, un imprenditore), le  competenze non contavano niente ( poeta, musicista, medico, professore, avvocato, ricercatore), non contava la bellezza (eri vestito di stracci, sporco, magro),  non eri più niente, solo un numero.

Cosa rimaneva della Casita: le fondamenta eil tetto.

Studiò i prigionieri che erano sopravvissuti erano quelli che si orientavano verso il futuro, che avevano dei sogni, delle speranze,  non si arrendevano, trovavano un senso anche in quella vita tremenda.

Il suo senso della sua vita nel lager fu sostenuto da due sogni:

1) Scrivere quello che aveva vissuto per raccontarlo e per dire come era sopravvissuto;

2) Ritrovare sua moglie.

Il campo di concentramento non si poteva evitare, quindi cosa poteva fare un uomo, vivere in quelle condizioni nel migliore modo possibile

Anche in queste condizioni estreme, l’uomo può decidere chi essere: c’erano detenuti abbruttiti che si rubavano il pane che si picchiavano, detenuti che erano rimasti umani, dividevano anche un tozzo di pane con gli altri, facevano coraggio agli altri.

Cos'è, dunque, l'uomo?

“È un essere che decide sempre ciò che è»

Frankl afferma che anche nelle circostanze più difficili, gli individui possono trovare un senso e un significato alla propria esistenza. Non importa tanto cosa ci aspettiamo dalla vita, ma che cosa la vita si aspetta da noi

 

Fondamenta della logoterapia:

Secondo Frankl, quando l'individuo non si sente "significativo",  non ha motivazioni forti per vivere, non trova un senso nella  propria vita, sperimenta un forte disagio psichico.

Spesso queste persone cercano compensazione in atteggiamenti distruttivi e autodistruttivi: violenza verbale e fisica, estremo egoismo, narcisimo, arroganza, tentativi di suidicio, oppure in  gratificazioni artificiali (droghe, alcool, divertimenti sfrenati, eccessi) . La logoterapia, la terapia di Franklprevede la ricerca del senso della propria vita.

La scala dei bisogni di Maslow(1954; 1968)

1. BISOGNI FISIOLOGICI: mangiare, bere, respirare, riprodursi e sopravvivere. Il bambino, per esempio, piange per essere nutrito.

2. BISOGNI DISICUREZZA: sicurezzafisica e psicologica,  protezione, sostegno emotivo, la salute, il lavoro.

3.BISOGNO di AMORE e di APPARTENENZA: si intende lo stare assieme, amicizia, amare, essere amato, essere accettato in un gruppo, essere accettati dagli altri

4. BISOGNO di RICONOSCIMENTO avere dei successi, sentirsi apprezzati, sentirsi stimati, rispetto per sé stessi, avere autostima, sentirsi competenti, sentire di valere, avere un ruolo positivo all’interno di un gruppo.

5.BISOGNI di AUTOREALIZZAZIONE, realizzare pienamente se stessi, sviluppare il proprio talento, la propria creatività, seguire il proprio percorso di vita; soddisfare valori ideali: religiosi, morali, filosofici, politici, creativi, estetici.


BISOGNI di AUTOREALIZZAZIONE, realizzare pienamente se stessi, soddisfare valori ideali: spirituali, morali,  politici filosofici,  creativi, estetici.

Le persone con alte motivaziori spirituali, morali, politiche sono molto resilienti. Pur di portare avanti i lro ideali hanno sopportato le peggiori condizioni di vita:

Valori spirituali: i martiri cristiani, missionari, Santa Teresa,ecc.

Valori morali: senso delle stato, legalità. Falcone ,Borsellino.

Valori Politici: Nelsono Mandela, Matteotti, ecc.

Valori Fiolsofici: Diogene, filosfo greco che viveva in una botte, poveramente. Il suo valore: la libertà, se hai troppi bisogni non sei libero.

Valori estetici:pittori che facevano la fame pur di esprimersi.

In alcune culture la resilienza è un valore insito che viene trasmesso nelle famiglie nella scuola: cultureorientali.


七転( ななころ) び八起( やお)


NASEBA NARU

Se vuoi, ci riesci.

L'educazione al concetto di "nasebanaru" implicita nella cultura e nell'educazione giapponese. Ci sono diversi modi in cui i giapponesi incoraggiano la mentalità di "nasebanaru" nei loro figli e nei giovani:

Modello di comportamento degli adulti: Gli adulti giapponesi spesso mostrano attraverso il loro comportamento quotidiano come affrontare le difficoltà con determinazione e perseveranza. Valori culturali: La cultura giapponese sottolinea l'importanza della perseveranza, della disciplina e dell'autocontrollo. Questi valori sono spesso trasferiti attraverso racconti, proverbi e tradizioni familiari che enfatizzano l'importanza di non arrendersi di fronte alle difficoltà.

 

Educazione formale

La scuola promuovel’autocontrollo, la perseveranza, la responsabilità

1.routine regolari (autocontrollo),

2.responsabilità condivise (responsabilità),

3.Cultura della perseveranza (valore dello sforzo)

 

Routine regolari per potenziare l’autocontrollo:

Saluto formale all’inizio e alla fine della lezione (rei), che sviluppa autocontrollo e rispetto.

Attività di gruppo sincronizzate, come ginnastica mattutina e organizzazione del materiale.

Ordine e pulizia dell’aula (souji), che richiede calma, metodo e attenzione ai dettagli.

 

Responsabilità condivise (responsabilità),

Pulizia dei corridoi svolta dagli studenti stessi.

Sistema delle “han”, piccoli gruppi incaricati di attività quotidiane (distribuire i pasti, coordinare file, comunicare con gli insegnanti).

Rotazione periodica dei ruoli, così ogni alunno sperimenta diversi gradi di responsabilità.

Cultura delle perseveranza (gambaru)

Valore dello sforzo: l’accento è posto più sull’impegno che sul talento naturale.

Club scolastici (bukatsu) che richiedono dedizione costante, anche nei fine settimana.

 

Gestione delle frustrazioni e costruzione della resilienza

Regole rigide ma chiare, che aiutano a gestire aspettative e limiti.

Attività di gruppo che richiedono pazienza, come esercizi collettivi e progetti cooperativi.

Elevata tolleranza per gli errori, visti come tappe dell’apprendimento.

 

La fede religiosa.

Una forte fede religiosa permette di affrontare e superare le difficoltà, si confida in Dio, la preghiera aiuta e dà forza. Inoltre c’è l’aiuto del gruppo religioso che dà conforto alla singola persona.

Valori etici, morali, politici.

Nelson Mandela: 27 anni di carcere per i suoi ideali di giustizia e libertà.

Gandhi: arresti, violenze, sciopero delle fame (non-violenza e verità: ahimsa e satyagraha).

Antonio Gramsci: anni di carcere (libertà, lotta alla dittatura)

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: sapevano di rischiare la vita, accettarono il rischio e grandi limitazioni alla libertà pesonale (legalità e senso dello stato).

 

Interventi per migliorare le resilenza

Il miglioramento della resilienza, della forza e resistenza mentale è un processo lungo e complesso che non si attua con una sola azione, un solo progetto ma richiede un approccio olistico che coinvolga non solo gli studenti stessi, ma anche insegnanti, le famiglie, l’asure le associazione di un territorio.

Individuazione precoce del disagio scolastico nei bambini: attraverso l’osservazione sistematica, la presenza di psicologi e di personale scolastico appositamente formato.

Programmi di educazione emotiva e sociale: Introdurre programmi di formazione che insegnino agli studenti a riconoscere e gestire le proprie emozioni in modo sano e costruttivo, a gestire lo stress, a gestire i conflitti, a sviluppare relazioni sane con gli altri, incoraggiando la comunicazione aperta e il sostegno reciproco tra compagni.

Promuovere la consapevolezza mentale: Offrire workshop o sessioni che insegnino agli studenti tecniche di mindfulness, respirazionee altre pratiche che favoriscono il benessere mentale.

Attività di gruppo e supporto tra pari: Organizzare sessioni di gruppo dove gli studenti possano condividere le loro esperienze, apprendere gli uni dagli altri e costruire un senso di comunità e supporto reciproco.

Incoraggiare la partecipazione ad attività extracurricolari: Coinvolgere gli studenti in attività extracurricolari come sport, arte o volontariato, che possono contribuire a costruire fiducia in sé stessi e a sviluppare abilità di leadership e problemsolving.

Creare un ambiente scolastico accogliente e sicuro: Promuovere un ambiente scolastico dove gli studenti si sentano sicuri, accettati e supportati. Ciò include combattere bullismo e discriminazione.

Il coinvolgimento dei genitori: Coinvolgere attivamente i genitori nella vita scolastica dei loro figli, organizzando incontri informativi, workshop o sessioni di consulenza familiare.

Monitoraggio e valutazione: Valutare regolarmente l'efficacia delle iniziative volte a migliorare la resilienza degli studenti e apportare eventuali aggiustamenti in base ai risultati.



Guardavo sempre fuori da me per cercare forza e sicurezza, ma viene da dentro. E’ li sempre.

Anna Freud

Un giorno, con il senno di poi, gli anni di fatica li percepiremo come i più belli.

Sigmund Freud

Il carattere non può svilupparsi in pace e tranquillità. Solo attraverso l’esperienza e la sofferenza l’anima può essere rinforzata.

Victor Frankl

Avete il potere sulle vostre menti –non sugli eventi esterni. Rendetevi conto di questo, e troverete forza. Marcus Aurelius

Volli, sempre volli, fortissimamente volli.

Vittorio Alfieri

Imomenti più gloriosi della tua vita non sono i

Cosiddetti giorni del successo, ma piuttosto

Quei giorni quando dalla depressione e dallo sconforto

senti sorgere in te una nuova spinta e fiduci averso

la vita e progetti per il futuro.

Gustave Flaubert





Non chiedere

Non chiedere.

Non fare la danza

della pioggia.

Cammina

con coraggio

sulla terra

essa vuole sentire

il pesodei tuoi passi

su stradeinaspettate.

Non siamo noi

a interrogareIa vita

ma è lei

che ci sta

misurando.


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